Digital Divide

Digital Divide - SMART WORKING Lombardia

Come il Digital Divide influenza l’applicazione dello smart working.

Per chi non ne avesse mai sentito parlare, è giusto fare un paio di precisazioni. Digital Divide è un termine non nuovo: pare sia stato Al Gore a farne uso per la prima volta nel 1996 durante un discorso. Sostanzialmente si riferisce al divario tra chi ha effettivamente accesso alle tecnologie dell’informazione (in particolar modo Internet) e chi ne è escluso. I motivi dell’esclusione sono ovviamente i più disparati: si parla di condizioni economiche, livello di istruzione, qualità delle infrastrutture, provenienza geografica, differenza di età o sesso, analfabetismo informatico.

 

Le cause

Una delle cause più diffuse a livello mondiale è chiaramente la condizione economica. La mancanza di disponibilità economica impedisce ad una grande fetta delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo di sopperire all’analfabetismo informatico. E non è altro che un circolo vizioso, perché il divario che si crea, porta il paese in via di sviluppo ad impoverirsi ulteriormente, non avendo accesso a fonti di ricchezza basate sui beni immateriali dell’informazione.

Come dicevamo Digital Divide non è di nuova coniazione e attualmente viene già classificato per livelli.

Il cosiddetto “primo livello” si riferisce a caratteristiche di tipo infrastrutturale. Ad esempio in Italia circa il 5% della popolazione non è raggiunta da connessione ADSL.

Il “secondo livello” si differenzia dal primo per caratteristiche tecniche. Parliamo infatti di banda ultra-larga, sempre più necessaria per una connessione adeguata ai contenuti odierni del web. Qui le stime salgono, pare che una percentuale variabile dal 20% al 40% degli italiani, non sia raggiunta da connessione ultra-larga.

Numeri italiani secondo AGCOM

  • 70% degli italiani navigano in rete (80% è la media europea)
  • 95% dell’italia raggiunta da banda larga rete fissa
  • 60% dell’italia raggiunta da banda larga rete fissa velocità download almeno 30 Mbit/s
  • 35% dell’italia raggiunta da banda larga rete fissa velocità download almeno 100 Mbit/s

Non dimentichiamo infine che la connessione non è tutto. Già, perché se nei paesi più ricchi del mondo il mero accesso alla rete è ormai garantito a tutti, ciò non significa che la qualità o quantità dell’informazione sia efficace. Ma c’è il pericolo di affrontare un altro argomento ben più vasto.

 

Italian Digital Divide

In Italia, soprattutto nella recente fase di quarantena, il problema si è coniugato in differenti forme. Come anticipato, le disponibilità economiche spesso impedisco l’acquisto di dispositivi che consentano la navigazione. Altre volte invece, pur in presenza di dispositivi dedicati, manca la connessione.

Secondo alcune stime, probabilmente per entrambi i motivi, nella fase di insegnamento a distanza durante la quarantena, nelle scuole medie inferiori romane, sono rimasti esclusi circa il 30% degli alunni. Chiaramente è una percentuale inaccettabile.

Pensiamo inoltre a tutti i servizi di pubblica amministrazione che potrebbero (in alcuni casi lo sono già) essere digitalizzati, risparmiando non solo tempo e denaro, ma finalmente iniziando quella fase di ristrutturazione procedurale volta alla semplificazione burocratica, di cui sentiamo sempre parlare, senza per ora vederne i risultati.

 

Le aziende

Se istruzione e pubblica amministrazione potrebbero trarre beneficio dal colmarsi del Digital Divide (come spiegato da diversi studi), non dimentichiamo il complesso tessuto aziendale. In questa particolare fase di lockdown la maggior parte delle aziende si è trovata, per necessità, ad applicare nuovi metodi lavorativi a distanza, ma sempre in un contesto italiano di connessione non formidabile, come dicevamo poco fa.

Non si tratta però solo di limiti fisici o strutturali, ma a volte mentali. Capgemini ha pubblicato un interessante studio, circa il comportamento e l’atteggiamento di 150 CEO italiani rispetto alla trasformazione digitale e le dirette possibili conseguenze su tutto il resto dell’azienda.

Ecco allora che si comprende come l’adozione, soprattutto dal punto di vista culturale, di nuovi modus operandi digitali, possa essere la chiave di (s)volta non solo per particolari settori, ma nella vita quotidiana di tutti noi.

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    Bando Smart Working

    bando smart working - SMART WORKING Lombardia

    Bando di Regione Lombardia che promuove lo Smart Working tramite incentivi per consulenze e nuovi acquisti.

    Possiamo guidarti e supportarti nella preparazione della domanda di partecipazione. Compila il form sottostante per chiedere informazioni e fissare un appuntamento telefonico.

     

    Descrizione:

    L’avviso è finalizzato alla promozione nelle imprese lombarde dello smart working, un modello organizzativo che consente una maggiore flessibilità per quanto riguarda il luogo e i tempi di lavoro. Adottare i piani previsti da Bando Smart Working consente di incrementare la produttività e aumentare il benessere di lavoratori e lavoratrici. clicca per saperne di più

     

    Validità:

    Le domande potranno essere presentate a partire dal 2 aprile 2020 fino al 15 dicembre 2021.

     

    Stanziamento:

    La misura è stata rifinanziata con decreto n.4.095 del 2 marzo 2020, per un importo ulteriore di Euro 2 milioni a valere sullo stanziamento della delibera 2.632 del 16 dicembre 2019, tenendo conto del notevole numero di richieste pervenute all’apertura del sistema informativo.

    Contestualmente, in considerazione delle attuali restrizioni connesse all’emergenza Coronavirus, in via provvisoria è stato tolto il vincolo che impone l’utilizzo di CNS o SPID per la presentazione della domanda che potrà essere presentata utilizzando  le sole credenziali di accesso.

     

    A chi è rivolto:

    Bando Smart Working è rivolto ai datori di lavoro, iscritti alla Camera di Commercio o in possesso di partita IVA, con almeno 3 dipendenti, per

    • Azione A: servizi di consulenza e formazione finalizzati all’adozione di un piano di smart working con relativo accordo aziendale o regolamento aziendale approvato e pubblicizzato nella bacheca e nella intranet aziendale. clicca per saperne di più
    • Azione B: acquisto di strumenti tecnologici per l’attuazione del piano di smart working. clicca per saperne di più
     

    Requisiti:

    Il Decreto regionale n. 3516 del 18 marzo 2020 ha apportato alcune modifiche all’Avviso pubblico per l’adozione dei piani di smart working.

    Con l’Addendum “Intervento per aziende in occasione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” viene estesa la possibilità di partecipazione all’Avviso a tutte le imprese che, nel periodo di emergenza sanitaria da Covid 19, hanno attivato lo smart working per i propri dipendenti, purché abbiano assolto agli obblighi di informativa sulla sicurezza e agli obblighi di comunicazione sul sito ministeriale.

    Per questi datori di lavoro saranno ammissibili al contributo le spese sostenute a partire dal 25 febbraio 2020 per l’acquisto della strumentazione tecnologica e l’attuazione delle attività in smart working, a condizione realizzino tutte le attività previste dall’Avviso (Azione A, paragrafo B.2) e introducano stabilmente il lavoro agile come modalità di lavoro regolamentata all’interno dell’azienda.

    Nella versione aggiornata dell’Avviso sono state inoltre introdotte alcune modifiche, allo scopo di potenziare l’efficacia della misura e specificare alcune modalità di verifica dei requisiti e di rendicontazione. Di seguito le modifiche approvate:

    • è stato rimosso il vincolo del doppio accreditamento (servizi al lavoro e alla formazione) per l’operatore incaricato di supportare l’azienda nella realizzazione dell’intervento Azione A);
    • per favorire l’accesso anche da parte delle aziende che, in base al settore di appartenenza, svolgono attività prevalentemente non telelavorabili, è stato ridefinito il vincolo del numero minimo di dipendenti da inserire nel progetto pilota, indicando che la percentuale del 20% va calcolata considerando il totale dei dipendenti che svolgono attività “telelavorabili” ;

    Sono state, inoltre, inserite alcune precisazioni:

    • Le amministrazioni pubbliche escluse dall’avviso sono quelle rientranti nell’elenco ISTAT delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato;
    • Ai fini del riconoscimento della spesa, è stato meglio specificato che tutti gli interventi previsti all’azione A) (ivi compreso il servizio di supporto alla stesura del piano di smart working) devono essere rendicontati attraverso il timesheet da cui si evinca che è stata svolta l’attività di consulenza/affiancamento al management e/o ai dipendenti;
    • In coerenza con la finalità di innovazione organizzativa dell’Avviso, il piano aziendale di smart working adottato attraverso l’Accordo aziendale sottoscritto o il Regolamento aziendale approvato dovrà avere una validità minima biennale;
    • I soggetti beneficiari dell’agevolazione non possono rivolgersi per la fruizione del voucher ad Operatori accreditati con i quali esiste un vincolo in linea con la definizione di “impresa unica”.

    Si comunica che, a seguito delle numerosissime domande pervenute, le risorse stanziate sono esaurite. Pertanto l’Avviso è attualmente chiuso.

     

    Fonti:

    Bando Smart Working Regione Lombardia

    Addendum e modifiche avviso

    Rifinanziamento

    Avviso

     

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